Lo studio di Dispatch si scaglia contro l’utilizzo della IA: “Non sarebbe in grado di fare quello che abbiamo fatto”

Soltanto qualche giorno fa è stato rilasciato l’ultimo episodio di Dispatch, l’ennesima sorpresa indie di questo 2025. Non è la prima volta che notiamo come il 2025 sia stato dominato dal settore indie e il titolo di debutto di AdHoc Studio ne rappresenta la conferma, provando ancora una volta che i videogiocatori preferiranno sempre un’idea originale e tanta creatività alle produzioni milionarie delle grandi software house.

Questo concetto è stato incapsulato perfettamente dagli sviluppatori, che nel corso di un’intervista si sono espressi chiaramente sulla piaga sempre più diffusa dell’IA all’interno del processo di sviluppo videoludico.

“Nessuna IA sarebbe in grado di fare quello che abbiamo fatto […] L’IA sembra una soluzione produttiva, non creativa. Forse può essere creativa se non sei creativo abbastanza”.

Questa è una presa di posizione forte da parte di uno studio attualmente in forte ascesa e che rappresenta un segnale da non trascurare per il futuro dell’industria.

Stiamo assistendo ad un forte tentativo di spingere l’utilizzo dell’IA all’interno del mondo del gaming e soprattutto di presentare questa svolta al pubblico come benefica e inevitabile. Le parole degli svilupaptori di Dispatch e il successo dei titoli più acclamati dell’anno come Clair Obscur: Expedition 33 e Hollow Knight: Silksong però ci mostrano come un’alternativa non soltanto sia possibile ma che sia la strada che il pubblico evidentemente preferisce.

C’è uno scollamento sempre più marcato fra gli studi tripla A e i videogiocatori ma, se il tentativo delle grandi software house è quello di obbligare il proprio pubblico ad accettare a malincuore l’uso dell’IA e ad adattarsi ai nuovi standard, l’esplosione dell’universo indie dimostra che i ruoli sono invertiti e saranno le software house a doversi adattare al volere del pubblico.

E voi che noe pensate delle parole degli sviluppatori di Dispatch?

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