L’ultimo decennio è stato piuttosto turbolento per tutti i fan di Star Wars. Quando Disney ha preso le redini della saga tutto è cambiato e sebbene non siamo nella posizione di dare giudizi di valore sui film, possiamo affermare senza timore di essere smentiti che il cambio di gestione ci è costato uno dei titoli più promettenti degli ultimi dieci anni, ovvero Star Wars 1313.

Subito dopo aver prelevato Star Wars, Disney ha chiuso i battenti di Lucas Arts e ha affidato la licenza esclusiva a EA, che si sarebbe occupata del versante videoludico della saga. Dopo dieci anni di gestioni EA il bilancio non può che essere controverso, perchè a titoli solidi e innovativi come Jedi: Fallen Order si sono alternati progetti creati con l’unico scopo di battere cassa in maniera subdola e a tratti disonesta, come Star Wars: Battlefront 2.

Star Wars: Battlefront nasce come uno dei primi esemplari di multiplayer online, che già agli inizi del 2000 stava iniziando a spopolare fra il pubblico grazie anche al ruolo di apripista svolto da Halo. La prima coppia di titoli usciti rispettivamente nel 2004 e nel 2005 ospitava un rudimentale sistema multiplayer supportato sia su PC che su console e includeva anche la possibilità di giocare in multiplayer locale grazie al compianto split-screen.

I primi due capitoli di Lucas Arts e Pandemic Studios hanno segnato un’ntera generazione, cresciuta organizzando lan-party nei salotti di amici e passando nottate a dare battaglia a eserciti di sconosciuti in ogni angolo del pianeta sotto le spoglie dei protagonisti di Star Wars. Con l’arrivo di Disney però tutto è cambiato e la speranza di uno Star Wars: Battlefront 3 è evaporato con il passaggio della saga nelle mani di EA.

EA e la fine delle lootbox

Nel 2015 EA ha deciso di riproporre Star Wars: Battlefront ad un pubblico moderno, che aveva visto sfumare il sogno di un sequel ed era pronta a tornare sui campi di battaglia calcati durante l’infanzia. EA ha deciso di affidare il progetto a DICE, lo studio svedese che aveva raggiunto la notorietà con Battlefield. Sebbene i nomi delle due saghe si assomiglino, i fan di entrambe potranno testimoniare che si tratta di titoli completamente diversi, che però hanno raggiunto il loro punto più basso quasi contemporaneamente.

Il reboot di Star Wars: Battlefront è stato un discreto successo. Sebbene fosse impossibile catturare nuovamente la magia del passato, il ritorno di un nuovo Battlefront ha risvegliato gli entusiasmi, supportati da trailer spettacolari e da nuove impressionanti grafiche. La potenza del Frostbyte Engine risplendeva sulle console di ultima generazione e i nuovi sistemi di gameplay, conditi da nuovi personaggi e mappe, hanno portato il gioco a vendere 14 milioni di copie in circa un anno.

I fan hanno però sempre lamentato una mancanza di supporto da parte di EA e Dice, che non hanno sostenuto Star Wars: Battlefront con nuovi contenuti e hanno trascurato una quantità immensa di appassionati. Il successo di Star Wars: Battlefront però non è passato inosservato. EA e Dice hanno preso nota delle grandi potenzialità di poter avere a disposizione una community di decine di milioni di giocatori e hanno deciso di sfruttarla nella maniera più tossica e disfunzionale possibile.

Se la reputazione di EA e Dice ha raggiunto i minimi storici nello scorso decennio, la causa è anche della gestione di Star Wars: Battlefront 2, il sequel del 2017 con cui le compagnie hanno testato i limiti di tolleranza della community implementando sistemi di monetizzazione fuori controllo.

Il lancio di Star Wars: Battlefront 2 nel novembre del 2017 ha scatenato un’ondata immensa di critiche, accendendo definitivamente una polveriera polemica che da anni minacciava di esplodere. EA e Dice avevano progettato un sequel che avrebbe sacrificato la qualità del gameplay e del design sull’altare delle microtransazioni e sarebbe diventato l’emblema di un’industria votata unicamente al profitto.

Ogni aspetto di Star Wars: Battlefront 2 aveva dovuto adattarsi alla meccanica delle Star Cards, delle lootbox all’interno delle quali i giocatori raccoglievano ricompense al termine del match. Per incoraggiare i giocatori a spendere quindi, il design del gioco era stato piegato a questa volontà.

I giocatori erano già stati abituati da anni ad aspettarsi questo tipo di spiacevoli sorprese, specialmente nei multiplayer online. Con Star Wars: Battlefront 2 però EA ha esagerato perchè le ha rese imprescindibili in ogni fase del gioco. La progressione seguiva un sistema a punteggio che imponeva a tutti i giocatori di scegliere il proprio arsenale prima che iniziasse la partita, in modo che ognuno dei partecipanti dovesse essere impossesso dell’arma, della skin o del veicolo da utilizzare. Questo ha naturalmente influito negativamente sulle opportunità creative che avrebbero potuto presentarsi durante il match, perchè nessun giocatore avrebbe potuto raccogliere un’arma da terra e utilizzarla, oppure imbattersi in un veicolo da usare per ribaltare le sorti della sua squadra. Tutto questo perchè altrimenti si sarebbe eliminato l’incentivo ad acquistare le lootbox con le Star Cards.

Come se non bastasse poi, lo strore di Battlefront 2 non permetteva di scegliere quali oggetti acquistare, bensì di prelevare un pacchetto all’interno del quale le ricompense sarebbero state casuali, massimizzando ancora di più le opportunità di spesa da parte dei giocatori e di profitto da parte della compagnia.

Lo sdegno dei giocatori è stato incontenibile e si è riversato online. È celebre l’episodio avvenuto su Reddit, che ci ha regalato il post con il maggior numero di dislike nella storia della piattaforma. Alla domanda di un giocatore frustrato, che ha chiesto: “Seriamente ho dovuto pagare 80$ per sbloccare Darth Vader?”, il rappresentate di EA ha risposto “L’obiettivo è quello di generare nei giocatori un senso di orgoglio e realizzazione”, riferendosi all’implementazione delle Star Cards. La risposta ha ricevuto quasi 700.000 dislike, manifestando concretamente quanto il pubbliconon fosse più disposto ad accettare questa pratica e creando un effetto a cascata che ha determinato la fine delle lootbox

Star Wars: Battlefront 2 è stato il campo di battaglia dove l’industria videoludica ha definitivamente perso la guerra delle lootbox e sono state costrette ad ammettere la sconfitta e ritirarsi.

La rinascita

Star Wars: Battlefront 2 ha venduto una frazione del suo predecessore ed è stato derubricato come un fallimento da parte di tutta la community di appassionati. EA però ha continuato per qualche anno ad aggiungere contenuti ed è stata costretta ad eliminare le lootbox l’anno successivo.

Questo ha riportato linfa vitale al gioco, sebbene i sistemi di progressioni progettati attorno a quella meccanica predatoria non hanno potuto sparire del tutto. I giocatori hanno continuato a precipitare e EA ha smesso di aggiornare il gioco nel 2020.

Negli ultimi mesi però la community di Star Wars: Battlefront 2 ha vissuto una vera e propria rinascita. Recentemente Star Wars: Battlefront 2 ha superato il suo record di giocatori su Stam, superando i 35.000. Sono pochi i titoli che dopo quasi un decennio riescono a mantenere una base di giocatori così numerosa, stiamo parlando di leggende come Halo o Left 4 Dead 2. Considerato il debutto di Star Wars: Battlefront 2 tutti si sarebbero aspettati che il gioco sarebbe presto crollato ma, nonostante non venga aggiornato da cinque anni, i giocatori hanno dimostrato di avere ancora tanta voglia di un multiplayer a tema Star Wars.

Gli scivoloni di EA non potranno mai essere sradicati dal gioco e non sapremo mai quanto avrebbe potuto essere popolare se gli sviluppatori non fossero stati obbligati ad adattare il design alle microtransazioni. È chiaro tuttavia che i giocatori nutrono ancora tanta passione per la saga Battlefront, e questa nuova impennata di giocatori petrebbe aver fatto alzare qualche sopracciglio in casa EA e motivare un possibile terzo capitolo.

Avete mai giocato a Star Wars: Battlefront 2?

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