Il lancio di Assassin’s Creed: Shadows ce lo siamo ormai lasciati alle spalle e per Ubisoft è arrivato il momento di tirare le somme. Sono ormai anni la software house francese naviga in acque pericolose e ha affidato alla sua saga più celebre il suo destino, considerato sempre più precario.

Il lancio dell’ultimo capitolo di Assassin’s Creed è stato preceduto da una quantità immensa di polemiche, alcune più sterile di altre, mentre il mondo tratteneva il fiato in vista del Salto della Fede della compagnia francese, che avrebbe potuto salvarsi o schiartarsi rovinosamente al suolo.

Quindi com’è andato il lancio di Assassin’ Creed: Shadows? Il tanto atteso capitolo ambientato nel Giappone feudale è riuscito a salvare Ubisoft? Cerchiamo di fare chiarezza.

Il numeri di Shadows

Dopo aver posticipato il lancio del gioco per ben due volte, prima da novembre 2024 a febbraio 2025 e poi di nuovo al 20 marzo, l’ora X è scoccata. Il titolo con il quale Ubisoft si giocava il suo destino è arrivato su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S.

Le recensioni hanno iniziato ad inondare il web e i primi video gameplay hanno attirato la folla di curiosi, indecisi se tuffarsi nel Giappone del tardo XVI secolo e vestire i panni di Naoe e Yasuke. Le prime impressioni sul nuovo titolo targato Ubisoft sono state naturalmente divisive e polarizzanti, con una parte di videogiocatori che apprezzava le nuove scelte di design, mentre un altro settore del web si lamentava dell’ennesimo open-world insipido del celebre studio di sviluppo.

Ubisoft ha voluto immediatamente prendere il controllo della narrativa attorno ad Assassin’s Creed: Shadows definendolo un successo e pubblicando pochi giorni dopo diversi post sui suoi social media in cui festeggiava il raggiungimento del primo milione di giocatori il giorno del lancio e i 3 milioni raggiunti nel corso della prima settimana.

I detrattori indicavano un picco di giocatori su Steam piuttosto deludente, inferiore addirittura a quello di Dragon Age: The Veilguard, mentre la controparte ribatteva sostenendo che la maggior parte di utenti avrebbe acquistato il nuovo Assassin’s Creed su console.

Lo scopo di Ubisoft era quello di creare un clima di positività attorno al lancio del gioco definendolo un successo secondo le metriche interne della compagnia, ma guardandosi bene dal condividere il numero effettivo di copie vendute a prezzo pieno. Tutti sapevano infatti che la compagnia avrebbe avuto bisogno di vendere una quantità enorme di copie per poter recuperare l’immenso budget investito nello sviluppo di Assassin’s Creed: Shadows e invertire l’andamento del proprio titolo in caduta libera.

I giocatori sembravano divertirsi, ma durante la prima settimana nessuno era a conoscenza dell’impatto che Shadows avrebbe avuto sul futuro di Ubisoft.

L’annuncio che cambia la storia

Lo scorso 27 marzo Ubisoft ha rilasciato un comunicato in cui delineava i piani per il futuro della compagnia. Un momento che tutti attendevano da mesi, ma nessuno avrebbe potuto aspettarsi questo risultato.

Ubisoft ha annunciato la nascita di una nuova società sussidiaria, a cui avrebbe trasferito i suoi tre franchise più redditizi: Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six. La nuova realtà sarebbe stata controllata al 75% dalla famiglia Guillemot, proprietaria e fondatrice di Ubisoft, mentre il restante 25% sarebbe andato a Tencent, holding cinese che investe nel mercato videoludico e detiene quote in gran parte delle maggiori software house.

Questa soluzione ha permesso alla famiglia Guillemot di uscire pressochè indenne da una situazione terribilmente compromessa. Negli anni Ubisoft ha detapauperato il suo capitale in maniera significativa, indebitandosi per miliardi di euro e vedendo precipitare le sue quotazioni da un picco di 85€ nel 2021 fino ad arrivare a poco più di 12€ oggi.

Tencent ha di fatto offerto una scialuppa di salvataggio alla leadership della compagnia, che porta in salvo i suoi IP più famosi abbandonando la nave in fiamme. All’interno di quella nave però non restano soltanto Prince of Persia e Splinter Cell, ma anche i circa 20.000 dipendenti che lavorano attualmente per Ubisoft.

L’obiettivo dei Guillemot appare chiaro: mettersi in salvo creando una nuova realtà rimanendo in controllo dei suoi franchise e ripartire da zero grazie all’iniezione di denaro di Tencent, lasciando colare a picco tutto il resto. Senza Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six è naturale che le quote di Ubisoft sul mercato caleranno ancora di più, e non è difficile immaginare come la vecchia Ubisoft sarà costretta dichiarare bancarotta, lasciando alla nuova società sussidiaria il valore del brand e il futuro della compagnia.

Che ne sarà dei dipendenti? L’indiscrezione del whistleblower

La nuova organizzazione societaria ha seminato il panico fra i corridoi del colosso francese. Tutti conoscono i metodi di Tencent e sono perfettamente consapevoli che all’orizzonte li attendono tragici tagli al personale. Ubisoft è la compagnia videoludica con il maggior numero di dipendenti, seconda soltanto a Microsoft che ingloba una moltitudine di studi diversi e indipendenti fra loro. Con l’annuncio del 27 marzo il futuro per una percentuale consistente della forza lavoro di Ubisoft sembra farsi sempre più nero.

Al di là degli inevitabili licenziamenti però, dobbiamo riportare la testimonianza di un presunto insider. Dopo l’annuncio che ha scosso le fondamenta dell’industria, un utente anonimo che ha dichiarato di essere sotto NDA (Accordo di non divulgazione) si è rivolto ai social network e ha rivelato alcuni retroscena dall’interno della compagnia.

Secondo l’utente, la software house avrebbe pagato i bonus ai propri dipendenti in titoli Ubisoft, incoraggiandoli ad investire sulla compagnia comprando titoli al un prezzo favorevole rispetto al valore di mercato. L’accordo obbligava l’acquirente a non liquidare la propria posizione per 5 anni e in molti hanno accettato confidando nel valore del proprio lavoro o cedendo a pressioni interne.

Questa situazione ha iniziato a creare disagi quando il titolo Ubisoft è cominciato a crollare vertiginosamente, ma è con la creazione della nuova compagnia che i dipendenti rischiano di vedere evaporare tutti i loro risparmi.

La nuova realtà appena nata infatti si porta via le principali attrattive commerciali della software house, delineando un futuro assolutamente irreparabile per la quotazione della “vecchia” Ubisoft. I dipendenti ora, oltre a trovarsi a rischio licenziamento, temono di dover assistere all’implosione della compagnia e allo svalutamento irreversibile dei loro investimenti.

Ubisoft da parte sua ha già iniziato ad assumere un team di legali, che secondo le dichiarazioni precedenti al lancio di Assassin’s Creed: Shadows, avrebbero dovuto difendere gli sviluppatori dagli haters online ma pare che presto si troveranno a proteggere la compagnia dai suoi stessi dipendenti.

La famiglia Guillemot è riuscita a compiere una vera e propria acrobazia finanziaria, restando in controllo della nuova compagnia sostenuta da Tencent e lasciandosi alle spalle i frutti di un decennio di decisioni sbagliate e miopia dirigenziale. A soffrirne saranno come sempre i dipendenti, che però potrebbero trascinare Ubisoft in una battaglia legale di proporzioni mai viste nell’industria videoludica.

Secondo voi che ne sarà di Ubisoft?

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