Il Medio Oriente solitamente viene ritratto in maniera molto limitata dall’immaginario collettivo occidentale, cresciuto con una dieta di telegiornali e rotocalchi che parlano soltanto dei conflitti e delle contraddizioni che tuttora caratterizzano la regione.

C’è però un’altra anima del Medio Oriente troppo spesso sottovalutata, che comprende una cultura millenaria piena di miti e leggende affascinanti. Il gaming può essere un veicolo perfetto per portare questa cultura alle masse occidentali e il panorama indie della ragione è più fertile che mai.

Oggi vi vogliamo offrire cinque esempi di titoli indie sviluppati in Medio Oriente, che a nostro parere possono offrire una nuova finestra su questa martoriata regione del mondo.

Aunt Fatima – Arabia Saudita

Aunt Fatima - Arabia Saudita (Medio Oriente)

Iniziamo con un titolo nato dal sogno di un unico sviluppatore saudita. Si chiama Aunt Fatima ed è stato pubblicato da Abdullah Al Hamad esattamente un anno fa, il 31 ottobre 2024.

Ci risvegliamo disorientati all’interno di una dimora fatiscente e ci accorgiamo presto di essere finiti dentro un vero e proprio incubo. Siamo stati rapiti da Aunt Fatima e suo marito, una coppia di sadici criminali che costringono le loro vittime ad eseguire orrende performance per il dark web, per poi essere brutalmente uccise e avere i propri organi estratti e venduti sul mercato nero.

Una prospettiva agghiacciante, dalla quale però il nostro protagonista è riuscito in qualche modo a liberarsi. Ci troviamo però ancora in pericolo all’interno della casa e i due aguzzini ci stanno cercando. Starà a noi tentare di sfuggire alle loro grinfie e conquistarci la nostra libertà risolvendo puzzle e scappare, lasciandoci alle spalle questo deviato incubo.

Aunt Fatima è stato un indie molto acclamato dalla comunità araba ed è stato premiato per la sua abilità di intrecciare al genere horror elementi tipici della cultura locale. Lo stesso Al Hamad ha rivelato:

Ho sviluppato questo gioco in sei mesi. Nonostante questo lasso di tempo, mi sono assicurato che ogni enigma, mattoncino ed elemento horror fosse progettato con cura. Come giocatore e creatore di contenuti, ho progettato Aunt Fatima per offrire un’esperienza emozionante dall’inizio alla fine.

Sheba: A New Dawn – Emirati Arabi Uniti

Passiamo agli Emirati Arabi Uniti, la terra dorata del Medio Oriente che tutti conoscono per essere la nazione che ospita la ormai arcinota città di Dubai. Gli Emirati Arabi Uniti però non sono soltanto un rifugio per milionari annoiati ma anche un il Paese depositario di una cultura millenaria, che viene esplorata in maniera molto originala da Sheba: A New Dawn, il progetto firmato dallo studio indie Kashkool Games.

Si tratta di un titolo che mescola elementi di metroidvania e RPG, conditi da una narrativa avvincente che esplora il folklore e le tradizioni arabe. Ci troviamo catapultati in un mondo di gioco dilaniato dall’incessante conflitto fra gli umani e i jinn, due fazioni da sempre in guerra per conquistare il predominio sull’altra. Vestiamo i panni del pastore Enar, che farà la conoscenza di una prigioniera jinn chiamata Mirah, un incontro che sconvolgerà la vita di entrambi.

Per quanto riguarda il gameplay invece, questo indie offre una serie di livelli intricati in pieno stile metroidvania, che sicuramente i fan del genere sapranno apprezzare. La caccia di upgrade e di personalizzazioni è l’essenza di questo particolare tipo di videogioco e in Sheba: A New Dawn avremo senza dubbio pane per i nostri denti.

Nel corso di un’intervista gli sviluppatori descrivono così il loro progetto:

Sheba: A New Dawn è un gioco di ruolo Metroidvania incentrato sulla narrazione. La storia è ambientata in un’antica civiltà mediorientale chiamata Sheba. A quel tempo erano presenti i jinn e il conflitto tra umani e jinn era appena scoppiato. Un jinn di nome “Mirah” sta fuggendo dal cattivo “Marid”. In qualche modo Mirah usa Enar, l’eroe, come tramite per fuggire da Marid.

Bahamut and the Waqwaq Tree – Arabia Saudita

Torniamo in Arabia Saudita con Bahamut and the Waqwaq Tree, un titolo profondamente ispirato alla tradizione mitologica mediorientale. La narrativa si incentra attorno ai personaggi di Bahamut e Falak, due antichi spiriti che incarnano rispettivamente le essenze di Luce e di Ombra e prendono la forma di due creature marine.

I due sono incaricati di mantenere l’equilibrio dell’oceano cosmico di Ma’een, al centro del quale si trova l’Albero di Waqwaq. I frutti cosmici di questo Albero mitologico sono fondamentali per garantire la pacifica esistenza dell’oceano di Ma’een, il quale per anni ha prosperato grazie alla presenza dei due protettori. Un giorno però Bahamut e Falak sono scomparsi e questo ha portato l’Albero di Waqwaq ad appassire e a non produrre più frutti.

Noi vestiamo i panni di Noor, un esserino nato da uno degli ultimi frutti dell’Albero di Waqwaq. Abbiamo ereditato il potere della luce di Bahamut e abbiamo il compito di ritrovarlo e riportare equilibrio all’Albero di Waqwaq.

In termini di gameplay stiamo parlando di un adventure game piuttosto semplice e diretto nel suo stile. Esploreremo le profondità dell’oceano di Ma’een e dovremo respingere l’oscurità utilizzando la nostra luce ma il vero punto di forza del gioco sta nella sua narrativa e nel suo meraviglioso stile artistico.

Il titolo di Starvania Studio infatti riesce ad infondere la sua cultura d’origine nella storia e nell’arte del gioco, creando un perfetto esempio di come il videogioco possa fungere da veicolo per comunicare e promuovere lo scambio fra culture differenti. Non è soltanto la mitologia araba ad essere messa al centro ma anche l’interpretazione di un team che è cresciuto all’interno di questa cultura ed è giustamente fiero di espanderla a tutto il mondo.

Liyla & The Shadows of War – Palestina

Passiamo ora ad un titolo dal tono tragico e commovente, che tratta temi estremamente traumatizzanti come la famiglia, la morte e la guerra. Liyla & The Shadows of War è stato creato dallo sviluppatore palestinese Rasheed Abueideh e racconta gli attacchi a Gaza durante la campagna militare israeliana del 2014.

In questo titolo per PC e mobile gli sviluppatori dipingono la tragedia della guerra con un artstyle monocromatico e bidimensionale, dominato da tonalità scure e gli unici colori accesi ritraggono i bombardamenti e il fuoco dei relitti di veicoli e abitazioni.

Vestiamo i panni di un sopravvissuto che sta tentando di salvare dalle bombe sua moglie e sua figlia e per farlo dovrà muoversi fra puzzle che ritraggono la distruzione improvvisa del suo paese natale.

Il gameplay è piuttosto semplice e prevede la risoluzione di semplici rompicapo e scelte multiple in stile graphic novel ma questo non indebolisce la potenza della narrativa. Negli ultimi anni siamo stati purtroppo abituati ad assistere sugli schermi dei nostri smartphone al massacro israeliano.

Master of Dimensions – Israele

Concludiamo con un titolo che risale ormai a quasi trent’anni fa e che è uno dei primi esempi di videogiochi nati in Medio Oriente. Si chiama Master of Dimensions ed è nato dalla mente dello sviluppatore israeliano Makh-Shevetnel 1996.

Secondo il creatore l’embrione del progetto è stato concepito già negli anni ’80, quando insieme ad altri amici sviluppatori fantasticavano di viaggiare in dimensioni parallele e realtà immaginarie. Quando poi è stato il momento di creare quello che sarebbe diventato Master of Dimensions, il game designer israeliano ha tratto ispirazione dai suoi ricordi per creare questo RPG con elementi di punta-e-clicca.

Il protagonista visita casa di sua nonna ma, con sua grande sorpresa, la trova vuota. Al suo posto trova una sorta di marchingegno futuristico che lo informa di come la sua dimensione stia per essere distrutta. La nostra missione sarà quella di viaggiare fra le dimensioni e riassemblare lo Scettro di Merlino per salvare il mondo.

All’apparenza si tratta di un espediente narrativo piuttosto ordinario ma vi assicuriamo che la storia non tarda a prendere una piega inaspettata e talvolta bizzarra. Per quanto riguarda il gameplay invece, Master of Dimensions si divide appunto in tante dimensioni, che il giocatore potrà esplorare a piacimento. Non si tratta chiaramente di un open world ma il mondo di gioco è sorprendentemente aperto per gli standard dell’epoca.

Il grande focus del gameplay però sono i puzzle, che variano in difficoltà e varietà. Alcune parti del gameplay possono risultare oggi anacronistiche e frustranti ma non si può non ammettere che Master of Dimensions sia ancora oggi una perla del gaming proveniente dal Medio Oriente.

E voi avete qualche altro titolo sviluppato in Medio Oriente da suggerirci?

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