Il settore indie sta illuminando questo 2025, che si appresta ad essere l’annata più propizia per tutti gli sviluppatori indipendenti. A partire da Clair Obscur: Expedition 33 e Hollow Knight: Silksong, fino ad arrivare a Blue Prince e all’italiano Dino Path Trail, gli ultimi mesi ci hanno regalato una quantità incredibile di nuovi titoli su cui mettere le mani.

L’anno però non è ancora finito e sta per uscire un nuovo titolo molto promettente che vi vogliamo segnalare. Si chiama The Berlin Apartment ed è stato sviluppato dallo studio tedesco Blue Backpack. Abbiamo avuto l’opportunità di provarlo in anteprima e qui vi raccontiamo le nostre impressioni.

La memoria di una casa

Dimenticatevi i soliti titoli indie riconducibili ad un unico genere. Gli sviluppatori di The Berlin Apartment sono qui per raccontarci una storia utilizzando il videogioco come veicolo interattivo. È una storia che esplora tutte le sfaccettature dell’animo umano, influenzato dalle sue condizioni personali ma anche dal periodo storico e dei traumi vissuti.

C’è però un elemento che ancora le storie di tutti i protagonisti, ovvero l’appartamento berlinese che funge da teatro dove le vite dei personaggi si dipanano. Parteciperemo quindi alla trasformazione dell’appartamento mentre sopravvive a tutte le epoche e assisteremo alle storie di tutti i suoi abitanti.

Molto spesso ci siamo augurati di essere una mosca in grado di osservare gli eventi dalla distanza anche quando non possiamo essere personalmente presenti. Gli sviluppatori di The Berlin Apartment ce lo renderanno possibile prendendoci per mano e raccontandoci le gioie e i dolori, le meraviglie e le curiosità che si sono consumate all’interno delle quattro mura.

Il nostro viaggio parte con Malik, un imbianchino incaricato di ristrutturare la casa situata nel centro della capitale tedesca. È accompagnato da sua figlia Daliva, la cui adorabile voce accompagnerà questa fase introduttiva del gioco.

I due si introducono nell’appartamento polveroso e colmo di oggetti in disordine. Nonostante lo studio scelga di utilizzare uno stile artistico definito da caldi colori pastello riesce ad emergere l’abbandono e la trascuratezza nella quale versa la dimora del centro berlinese. Il papà si mette subito a trafficare con i suoi strumenti, mentre noi che controlliamo la bambina abbiamo l’occasione di esplorare gli angoli spogli dell’appartamento.

Raggiungiamo nostro padre e, dopo aver scherzato insieme a lui, ci chiede di aiutarlo a togliere la carta da parati. Ci affrettiamo ad obbedire e iniziare a strappare la carta dai muri polverosi, quando con grande sorpresa vediamo sfilare una piccola lettera dai fogli. Chiamiamo subito papà che ci chiederà di leggerla ed è qui che avviene la prima transizione di scenario. La lettera è rimasta incastrata fra i muri dell’appartamento dopo essere stata scritta nel 1989 ed essere stata ricevuta da Kolja, l’inquilino che lo abitava all’epoca.

Anime della Germania

Interagire con la storia di Kolja ci regalerà un ritratto su un’epoca molto particolare della storia tedesca. La sua vita e il breve frammento che abbiamo l’opportunità di vivere con i nostri occhi si sviluppa in un tempo in cui la Germania era stata divisa in due blocchi dalla Cortina di Ferro che nel secondo dopoguerra aveva diviso l’Europa.

La sconfitta della Germania nazista per mano degli Alleati aveva inflitto al paese teutonico una pace dalle condizioni molto aspre, fra cui la divisione del Paese e della sue capitale in due blocchi contrapposti, l’uno sotto il controllo americano e l’altro sotto quello sovietico. Si tratta di una ferita profonda nella storia della Germania, rappresentata in maniera plastica dal Muro di Berlino, crollato proprio nel 1989 dopo l’effettiva resa dell’URSS.

Quei quarant’anni di separazione però hanno segnato profondamente la Germania e il suo popolo, che ancora oggi ricorda bene la brutale sofferenza di vivere all’interno di un avamposto militare per le due potenze contro le quali il regime nazista aveva perso la Seconda Guerra Mondiale.

Lo studio tedesco riesce a regalarci un ritratto autentico della storia vista dalla prospettiva intima di una piccola finestrella del centro berlinese e questa sensazione pervade tutti gli episodi di questa collezione antologica. In The Berlin Apartment infatti vengono esplorati altre epoche fondamentali della storia di Berlino e del mondo, come la Germania di Hitler nel 1933 e quella del COVID del 2020. Il tutto ci viene restituito dagli occhi degli inquilini della casa, che rendono l’esperienza più personale, privata e confidenziale.

The Berlin Apartment è un viaggio che vale la pena di essere vissuto tutto d’un fiato. Va giocato in una sola seduta e le emozioni che gli sviluppatori vogliono comunicarci vanno accolte senza paura di lasciarsi trasportare. Si tratta di un titolo dalle caratteristiche davvero uniche, che racconta la storia del mondo utilizzando le vite dei suoi singoli protagonisti in quello che diventa quasi un romanzo interattivo.

Intervista agli sviluppatori di The Berlin Apartment

Gli sviluppatori di Blue Backpack ci hanno concesso l’opportunità di porre qualche domanda relativa al progetto e, specialmente in un caso come questo, ci tenevamo a riportarvi anche la prospettiva delle menti dietro a The Berlin Apartment. Ora lasciamo la parola a loro.

Abbiamo parlato con molti sviluppatori indipendenti e sappiamo che il giorno del lancio è la fine di un viaggio. Potete raccontarci come è iniziato tutto? Come vi è venuta l’idea iniziale?

Tutto è iniziato in un vero appartamento in uno degli edifici simbolo dell’Altbau di Berlino. Il nostro game director, Hans, era seduto nel suo soggiorno e, per un breve momento, si è reso conto di avere l’intero appartamento tutto per sé. Dato che l’appartamento si trovava a Kreuzberg, un tipico ex quartiere operaio, ha riflettuto sul fatto che cento anni prima, questa stanza in cui si trovava fosse probabilmente condivisa da tre, quattro o anche più persone. Come dovevano essere state le loro vite?

Questo ha innescato una reazione a catena di pensieri: c’è mai stata una separazione in questa stanza? In quali circostanze le persone si sono trasferite o sono andate via da questo appartamento prima? Qualcuno è mai nato in questa stanza? Qualcuno è morto qui? Quante persone queste pareti devono aver visto andare e venire, tutte con vite così diverse l’una dall’altra, eppure tutte accomunate da alcuni aspetti della condizione umana che ci uniscono nel tempo, con cui è facile identificarsi.

Avendo giocato di recente a What Remains of Edith Finch ed essendo grandi appassionati del genere dei giochi narrativi in ​​prima persona, è nata l’idea per The Berlin Apartment.

Quali sono le sfide più grandi per uno studio indipendente come il vostro? E se doveste dare un consiglio ad altre persone con lo stesso sogno, quale sarebbe?

Vorremmo menzionare due aspetti. Una delle sfide più grandi per gli studi indipendenti attualmente è la visibilità. Il panorama pubblicitario, dei social media e di Steam è in continua evoluzione, ed è necessario rimanere sempre aggiornati perché la concorrenza è agguerrita al giorno d’oggi.

In secondo luogo, per quanto riguarda lo sviluppo del gioco in sé, vorremmo menzionare l’organizzazione dell’intero progetto. Avere una grande idea e trasformarla in realtà non dipende solo dalle competenze necessarie per realizzarla (che sono in un certo senso la base), ma anche dall’organizzazione di un team, creando flussi di lavoro e processi efficienti per integrare gli sforzi individuali in un prodotto finito. Questo è particolarmente importante quando gli studi superano le dimensioni iniziali di una manciata di persone. È davvero utile impegnarsi fin da subito e rivedere spesso il progetto.

In The Berlin Apartment ci raccontate molte storie diverse. C’è qualcosa per la quale vi siete ispirati alla vita reale e alle vostre esperienze? E se sì, potete dirci quali?

Le singole storie traggono ispirazione da molteplici fonti. In generale, il nostro amore per il formato antologico di film e libri è stato di grande ispirazione. Inoltre, uno dei nostri pilastri fondamentali era quello di sottolineare la correlazione tra le esperienze umane nel tempo. Volevamo raccontare storie di solitudine e amore, di addii, di festeggiamenti con i propri cari e semplicemente di vivere uno spazio, esperienze con cui tutti possono identificarsi. Ma poi abbiamo alzato la posta in gioco, inserendo queste esperienze in condizioni estreme, causate dalla turbolenta storia dell’Europa, della Germania e di Berlino.

Sappiamo tutti cosa si prova a lasciare un posto, forse addirittura a doverlo fare. Ma cosa succede se la forza che ci spinge a trasferirci è molto più violenta e potente di quanto possiamo immaginare, almeno in questa città al giorno d’oggi?

Per entrare un po’ più nel dettaglio di alcune delle singole storie, iniziamo con la storia ambientata nel 1933. È ispirata a un film antologico tedesco del dopoguerra ambientato ad Amburgo, “In Those Days”, che racconta la storia di un’auto e dei suoi precedenti proprietari in brevi episodi. Uno di questi cortometraggi racconta la storia d’amore conflittuale di una donna che si chiede perché il suo amore voglia andarsene così in fretta.

Solo un passo dopo l’altro scopre che è il giorno in cui i nazisti hanno preso il potere e il suo amore è in grave pericolo. Alla fine, se ne vanno insieme. Questo modo di raccontare una storia di addio, creando al contempo un mistero attorno alle condizioni dell’addio e svelando lentamente la sconvolgente verità che si cela dietro, è stato molto interessante per noi ed è stato anche un ottimo modo per far conoscere ai giocatori cosa stava succedendo quell’anno a Berlino, anche se non hanno molta familiarità con la storia europea.

Un’altra fonte di ispirazione è stata la pandemia di COVID e il modo in cui le persone hanno cercato di superare il senso di solitudine. C’era un video di TikTok diventato virale in cui un uomo invitava la sua vicina, che prima aveva visto solo dalla finestra, a un appuntamento facendo volare un drone dall’altra parte della strada per consegnare un messaggio.

Finirono per cenare “insieme”, ma ognuno a casa sua. Questa è stata una dolce ispirazione per una storia d’amore, e ancora una volta ci siamo chiesti: e se alzassimo la posta in gioco? E se ci fosse letteralmente una striscia di morte tra loro, come nella nostra storia ambientata nel 1989? E se non avessero la tecnologia per consegnare un messaggio come su TikTok ma dovessero affidarsi ad aeroplanini di carta? Anche il cortometraggio della Pixar “Paperman” è stato una grande fonte di ispirazione.

La nostra storia ambientata nel 1945 è stata ispirata da molti resoconti di testimoni oculari su come fosse la vita dopo la guerra, un’ambientazione piuttosto inesplorata nei videogiochi. Quei resoconti raccontano di fame, disperazione e caos, ma anche di piccoli momenti di gioia e speranza nella lotta per la sopravvivenza. Allo stesso tempo, era difficile per le persone accettare ciò che il loro Paese aveva fatto e il loro ruolo in esso. Molti finivano per non parlare affatto del loro passato, negando il loro ruolo. Una frase tipica che si sentiva era: “Nella nostra famiglia, nessuno era nazista”. Molto spesso, non era vero.

Abbiamo combinato questo temacon qualcosa di comprensibile e, per sua natura, in netto contrasto con le condizioni che le persone dovevano affrontare: celebrare la festa dell’amore e della speranza, il Natale. Come doveva essere stato festeggiare il Natale tra le rovine di Berlino del dopoguerra?

La nostra storia ambientata nel 1967 è stata ispirata dalla fantascienza dei decenni della corsa allo spazio. Da un lato, abbiamo film iconici come 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick o Solaris di Tarkovskij, che hanno plasmato radicalmente l’aspetto della fantascienza fino a oggi. Tra l’altro, l’idea della storia è nata anche dall’esigenza di molti creativi di riflettere sul processo creativo stesso. La fantascienza a quel tempo era anche uno strumento per criticare sottilmente governi e società in contesti in cui non era possibile farlo apertamente. Gli scrittori di fantascienza sovietici erano maestri in questo.

Di nuovo, ha permesso di porci una domanda interessante. Il processo creativo è già abbastanza complesso di per sé, ma cosa succederebbe se il tuo governo, nel caso del gioco, quello della RDT (Repubblica Democratica Tedesca n.d.r), cercasse anche di influenzare e controllare le storie che vuoi raccontare?

E voi che ne pensate? Proverete The Berlin Apartment?

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RECENSIONE
  • VOTO
4

La memoria di Berlino condensata in un appartamento

The Berlin Apartment ci trasporta in un viaggio antologico attraverso la storia della Germania e del suo popolo, offrendoci uno sguardo intimo agli inquilini che hanno abitato l’appartamento nel corso del secolo. Dalla Seconda Guerra Mondiale al COVID, assistiamo all’evoluzione di Berlino da una piccola finestra del centro della capitale, realizzando che anche le mura possono parlare.