Crescere non è semplice, questo lo sappiamo. Non importa se ormai siamo diventati adulti o stiamo ancora cercando di trovare noi stessi fra la confusione della giovinezza, chiunque può sottoscrivere il fatto che esistono anni in cui tutto cambia alla velocità della luce e riusciamo a capire l’entità della nostra trasformazione soltanto quando ci risvegliamo improvvisamente dall’altra parte.

Questo lo sanno anche i ragazzi di Beethoven & Dinosaur, lo studio indie australiano che ci regala una storia adolescenziale dal sapore nostalgico con Mixtape, una delle sorprese più belle di questa prima metà dell’anno.

La playlist della nostra adolescenza

Mixtape

Come possiamo facilmente intendere dal titolo, Mixtape fa della musica uno dei suoi ingredienti principali e ci accompagnerà nell’ultima notte del trio di protagonisti: Stacey, Cassandra e Slater. L’inseparabile gruppo ha ormai raggiunto l’ultimo giorno della propria adolescenza, perchè l’indomani le loro strade si separeranno e saranno costretti ad affrontare uno spartiacque agrodolce che accomuna tutti i ragazzi della loro età.

Crescere è un processo graduale, certo, ma l’ultimo giorno nel proprio paese con gli amici di sempre, le soliti abitudini e i soliti posti è una linea di demarcazione estremamente concreta con la quale tutti noi prima o poi abbiamo dovuto fare i conti. Mixtape ci racconta proprio queste ultime 24 ore, cadenzate dalla musica scelta dalla nostra protagonista Stacey, che si sta preparando per andare a New York e seguire il suo sogno di diventare music supervisor.

Sarà lei a fare da collante fra il giocatore e la storia, rompendo la quarta parete e spiegando perchè ha scelto questa specifica traccia per il momento che i protagonisti stanno vivendo.

La narrativa semplice e nostalgica fa leva sulle personalità dei tre protagonisti, scritti con grande onestà ed empatia da parte degli sviluppatori. Stacey, Slater e Cassandra non vogliono essere stereotipi bidimensionali dell’adolescente ribelle anni ’90. Il rapporto fra i membri del gruppo, le emozioni acerbe e le convinzioni granitiche tipicamente adolescenziali emergono perfettamente in maniera mai banale ma sempre rispettosa di quella che è un’epoca della vita facilmente travisata da chi non la sta attivamente attraversando.

È chiaro che i riferimenti nostalgici sono presenti in abbondanza. Gli skateboard sull’asfalto rovente, le camerette tapezzate di poster, fotografie appese alle pareti e la costante ricerca alcool per poter rendere memorabile l’ultima serata. Tuttavia questi riferimenti non sono fini a sè stessi e non servono come decorazioni per elevare una narrativa stereotipata, sono utili invece a piazzare chiaramente il giocatore nei panni dei protagonisti, che seppur emergano decisamente in tutta la loro confusione e smarrimento, riescono a restituirci tutta la potenza emotiva limpida e incontaminata dell’ultima notte insieme.

La storia di Mixtape dura soltanto un paio d’ore e non è un caso se in queste righe vogliamo restare più vaghi possibile. Se volete regalarvi un tuffo nei ricordi e concludere la serata con un sorriso stampato sul viso e forse anche qualche lacrima, questo è il titolo che fa per voi. Beethoven & Dinosaur ci offre una capsula del tempo da custodire e rivisitare quando stiamo prendendo noi stessi e la nostra vita troppo sul serio.

Una storia interattiva

Mixtape è una storia interattiva, non esistono altri modi per descriverla. Il gameplay è estremamente minimale ed agisce puramente in servizio alla narrativa, come spesso accade in questo genere di titoli. Se avete già esperienza con i capolavori di Telltale Games o la saga Life Is Strange sapete già cosa aspettarvi ma è bene esserne al corrente prima di imbarcarsi in questa avventura.

La maggior parte del tempo controlleremo Stacey mentre sfreccia con il skateboard insieme ai suoi amici ed interagisce con l’ambiente per sbloccare piccole vignette e cutscene che ritraggono i ricordi delle scorribande del trio. Ci sono tantissime scene nascoste e astuti riferimenti per chi avrà voglia di esplorare bene ogni capitolo.

Pur restando innegabilmente in secondo piano, il gameplay di Mixtape è a tratti davvero ingegnoso. Alcuni momenti di interazione esaltano la narrativa e ci rendono partecipi in prima persona nelle vite dei protagonisti. Quando i tre scapperanno dalla polizia a bordo di un carrello della spesa, ci toccherà sfrecciare fra gli ostacoli e controllare l’improbabile mezzo di trasporto mentre osserviamo l’inseguimento dalle telecamere del telegiornale. Ci saranno momenti invece in cui i nostri alzeranno il gomito più del dovuto e dovremo trascinare a passi incerti l’eroico protagonista che decide di zoppicare all’interno della videoteca per noleggiare un paio di film.

C’è spazio per tutti gli eccessi adolescenziali all’interno di Mixtape, dalle fantasie più selvagge ai ricordi più amari, dalla spensieratezza più fresca e istintiva all’inevitabile scontro con la realtà. Nel frattempo però ci godiamo il viaggio, che si conclude ricordandoci di tenerci stretti i nostri amici e le nostre memorie, fino a quando non sarà arrivato il momento di lasciarli andare per sempre.

Mixtape non è un gioco per tutti. È una breve avventura che esplora uno specifico momento della vita di tutti gli adolescenti, un momento che tutti noi abbiamo vissuto ma che forse col tempo molti di noi hanno dimenticato. Lo fa però in maniera consapevole e delicata, regalandoci un estratto sincero e mai presuntuoso degli anni passati. È un po’ come guardarsi allo specchio e finalmente riconoscere tutte le versione di noi, non soltanto quella attuale.

E voi state giocando a Mixtape?

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Recensione
  • VOTO
4

La playlist della nostra adolescenza

Mixtape non vuole stupire con grandi colpi di scena o rivoluzionare il genere delle avventure narrative. Vuole semplicemente ricordarci cosa significa essere giovani, sentirsi persi e vivere quella strana sensazione di sapere che qualcosa sta finendo mentre lo stiamo ancora vivendo.