Il giorno che tutti i fan di Kojima aspettavano è arrivato. Death Stranding 2 è finalmente arrivato e il maestro è pronto a continuare a raccontare la sua visionaria epica futuristica. Il sequel di Death Stranding è uno dei titoli più attesi dell’anno, l’ultima opera di uno dei più grandi game director di sempre, arricchita da un cast spettacolare in cui spicca il nostro Luca Marinelli.

Il primo Death Stranding aveva diviso i gamer. C’è chi lo considera un capolavoro e l’ennesimo testamento del genio di Hideo Kojima, mentre altri lo considerano un’opera pretenziosa ed eccessivamente autoreferenziale. A questo proposito una considerazione va fatta immediatamente, prima che proseguiate col la lettura. Se non vi è piaciuto Death Stranding, il sequel probabilmente non farà per voi.

Per quanto si possa apprezzare l’originalità del design, Death Stranding 2 si pone come scopo quello di essere divisivo, come ha ammesso lo stesso Kojima. Il sequel è un’evoluzione di una formula rodata, che viene ottimizzata e resa più fluida ma che rimane essenzialmente la stessa.

Detto questo, vestiamo di nuovo i panni di Sam e carichiamoci in spalla l’enorme zaino in partenza per la prossima avventura

Zaino in spalla e camminare

La storia riparte circa un anno dopo la fine del primo capitolo, quando Fragile (Lea Seydoux) rintraccia Sam e Lou in una remota caverna al confine con il Messico. La pace di Sam viene scossa da una nuova proposta: unire anche il Messico e l’Australia al chiral network, su incarico della Drawbridge, un’organizzazione fondata da Fragile. Qui inizia il nuovo viaggio di Sam, fatto di incontri, ostacoli e rivelazioni, dove ritroveremo vecchi volti come Deadman (Guillermo del Toro) e conosceremo nuovi personaggi interpretati da Elle Fanning, George Miller e, ovviamente, Luca Marinelli, che ci ha colpiti per la sua performance intensa e sorprendente, soprattutto considerando che è al debutto nel mondo videoludico.

Una delle novità più interessanti introdotte da Death Stranding 2 è la DHV Magellan, una sorta di base mobile che funge da hub centrale della spedizione. Non è una rivoluzione in sé, ma rappresenta una svolta importante nel tono dell’esperienza. Laddove il primo gioco trasmetteva un senso costante di isolamento, qui troviamo un luogo fisico dove poter interagire con i compagni e condividere momenti della storia. Questo rafforza la componente umana del viaggio e rende il tutto più accogliente, pur restando coerente con l’atmosfera malinconica e surreale della serie.

Kojima continua a dividere

Sam - Death Stranding 2

Ormai conosciamo lo stile di Hideo Kojima: trame intricate, simbolismi criptici, misteri volutamente lasciati aperti. Un linguaggio che affascina i suoi fan, ma che può risultare ostico a chi cerca un’esperienza più immediata. Death Stranding 2 rappresenta la piena espressione di questo approccio, e per questo conquisterà chi ha amato il primo capitolo. Al contrario, chi non è entrato in sintonia con la visione di Kojima difficilmente verrà conquistato da questa nuova opera.

Dal punto di vista del gameplay, Death Stranding 2 riprende le meccaniche del predecessore, ma le affina notevolmente. Le prime ore, ambientate in Messico, fungono da tutorial, mentre il gioco si apre completamente una volta giunti in Australia, dove saremo chiamati a riconnettere l’intero continente. La struttura di base resta la stessa: ricevere incarichi, trasportare carichi da un punto all’altro, pianificare il percorso e organizzare l’equipaggiamento per affrontare le difficoltà del terreno.

Il sistema di connessione asincrona tra giocatori torna anche qui, con la possibilità di costruire strutture utili a facilitare la vita agli altri corrieri e ricevere a nostra volta supporto dalla community. Le novità però non mancano. Fin da subito avremo accesso a mezzi di trasporto e altri strumenti utili, rendendo l’esplorazione più dinamica e meno frustrante. Il level design valorizza questo aspetto, offrendoci paesaggi mozzafiato, con una resa grafica impressionante anche su PlayStation 5 standard.

Un sistema di combattimento finalmente degno di nota

Un altro aspetto che ha ricevuto un notevole miglioramento è il combat system. Mentre nel primo capitolo era poco più che abbozzato, in Death Stranding 2 assume un ruolo più centrale e stratificato. Sam ha ora accesso a un vero e proprio arsenale: pistole, fucili, gadget tattici e strumenti stealth. Il giocatore può scegliere tra un approccio diretto o furtivo, nascondendosi, trattenendo il respiro o sfruttando le nuove torrette di sorveglianza per marcare i nemici. Anche gli scontri con i BT sono stati migliorati: ora possiamo affrontarli con strategie molto più elaborate, grazie a granate ematiche, armi speciali e addirittura boomerang studiati apposta per combatterli. Infine, le boss fight sono uno degli elementi meglio riusciti: spettacolari, intense, e in pieno stile Kojima, rappresentano i momenti più epici dell’intero gioco.

In conclusione Death Stranding 2 è la naturale evoluzione di un’opera divisiva ma indimenticabile. Kojima raffina la formula, migliora il ritmo e offre una narrazione ancora più stratificata e densa. Ma, e va detto chiaramente, resta un gioco pensato per chi già amava il primo capitolo. Tutti gli altri possono tranquillamente attendere uno sconto.

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RECENSIONE
  • VOTO
4

Il ritorno del caro vecchio Kojima

Death Stranding 2 è finalmente arrivato e i fan di Kojima lo stanno già divorando. Come ha ammesso lo stesso game director, il secondo capitolo della sua saga sarà divisivo proprio come il primo e lo possiamo ampiamente confermare. Per chi sa apprezzarlo però Death Stranding 2 è un capolavoro di narrativa e di game design, di quelli che soltanto il visionario giapponese è in grado di creare. Se però il primo lo avete trovato noioso, non verrete convinti del contrario dal suo sequel.