Ci stiamo avvicinando alla stagione dei Game of the Year e in questa edizione avremo l’imbarazzo della scelta. Clair Obscur: Expedition 33 e Silksong si contenderanno il premio finale all’ultimo voto e comunque vada trionferà lo spirito indie che la nostra redazione ha sostenuto fin dalla sua nascita.

In questi caso si rivolge sempre uno sguardo al passato e a tutti i capolavori a cui è stato negato il trofeo più ambito del gaming. Ci riferiamo in questo caso a Metaphor: Rephantazio, che lo scorso anno ha dovuto piegarsi al fascino di Astro Bot e alla sua celebrazione della storia di PlayStation. Chiaramoci, non vogliamo assolutamente sostenere che Astro Bot non meritasse la vittoria ma a nostro parere Metaphor è il vero capolavoro della stagione 2024, con il quale Atlus è andato a toccare corde profonde dell’animo umano.

Oggi vogliamo proporvi qualcosa di un po’ diverso e analizzare la filosofia che lo studio giapponese ha voluto promuovere e comunicare con la sua epica opera.

Persona in salsa fantasy?

È fin troppo semplice ridurre Metaphor: Refantazio ad un “Persona in salsa fantasy”, una definizione spesso utilizzata da recensori e cosiddetti esperti durante la finestra di lancio dell’ultimo lavoro di Atlus. Chi però ha dedicato il proprio tempo ad esplorare Euchronia e metabolizzare l’epopea dello studio giapponese capirà che si tratta di un’etichetta estremamente riduttiva.

Indubbiamente molti dei sistemi di giochi e degli espedienti narrativi che rappresentano il marchio di fabbrica di Atlus tornano anche in Metaphor ma a nostro parere il titolo rifinisce in maniera quasi perfetta la formula utilizzata nei decenni dallo studio e rappresenta la sublimazione del genre JRPG.

Il videogioco di ruolo giapponese è uno dei generi più antichi e celebri, che hanno contribuito a portare il gaming dall’essere considerato un mero passatempo per adolescenti ad una vera e propria forma d’arte. Questo obiettivo è stato conquistato grazie all’immensa potenza narrativa che saghe come Final Fantasy, Xenoblade e lo stesso Persona sono stati in grado di dimostrare, esplorando la condizione umana da una prospettiva aliena rispetto a quella occidentale ma che ha unito il pubblico di tutto il mondo grazie a messaggi universali.

Persona 5 è ad oggi considerata l’opera più influente di Atlus ma secondo noi con Metaphor lo studio è riuscito a compiere un passo successivo e qui vi spieghiamo il perchè.

La potenza della Fantasia – i temi di Metaphor: Rephantazio

Metpahor: Rephantazio è chiaramente una storia che rispetta i canoni, anche estetici, del genere fantasy. Come ogni opera che si rispetti quindi utilizza le sue ambientazioni e la sua narrativa per raccontare i problemi del mondo reale e rispondere con un messaggio unico.

Metaphor inizia ponendo una semplice domanda al giocatore: “La Fantasia è limitata dai confini dell’immaginazione?” Se ci si approccia a questo quesito con la giusta sensibilità sarà evidente che non è così semplice dare una risposta sincera, ed è questo lo scopo che si pone Metaphor: Rephantazio.

La storia a cui prenderemo parte e di cui saremo i protagonisti sfocherà i confini fra realtà e immaginazione ma soprattutto quelli fra il mondo reale e quello del gioco, che diventano con il passare delle ore sempre più comunicanti e l’uno lo specchio dell’altro.

Questo concetto è già dalle prime ore condensato in maniera simbolica nel romanzo fantasy che il nostro protagonista sfoglia lungo il suo percorso. Racconta un mondo molto simile al nostro, descrivendo una società caratterizzata da democrazia, diritti civili e altri elementi che almeno negli ultimi decenni la nostra società è riuscita a conquistare.

Agli occhi del protagonista però tutto questo sembra una fantasia, un utopia, un’ideale irraggiungibile al quale però si dovrebbe tendere. È chiaro fin da subito quindi che il nostro mondo e quello del gioco siano intimamente collegati e che l’uno sia la fantasia dell’altro. Si tratta di un’inversione geniale del paradigma classico del genere fantasy, perchè non siamo solo noi giocatori (lettori o spettatori) a considerare il mondo fittizio davanti ai nosti occhi una fantasia, ma sono gli stessi protagonisti a guardare il nostro mondo con gli stessi occhi in un’infinito loop speculare che non può far altro che attrarre ancora di più la nostra curiosità.

Ispirazioni letterarie

Metaphor: Rephantazio trae ispirazioni evidenti al romanzo di Thomase More chiamato “Utopia”. L’opera letteraria risale al 1516 ma resta sorprendentemente attuale per quanto riguarda alcuni temi universali e questo gli sviluppatori di Atlus lo dimostrano chiaramente. Il romanzo di More descrive uno nazione ideale, che rappresenta appunto la sua utopia. Al di là delle varie elucubrazioni sociopolitiche e satiriche del romanzo, l’autore immagina uno Stato nel quale ai cittadini è garantita la libertà religiosa, alle donne è garantito l’accesso al mercato del lavoro e il divorzio è stato legalizzato.

More quindi profetizza diverse conquiste che la società, quantomeno quella occidentale, ha poi raggiunto nei secoli successivi. Il ritratto sociale dipinto da Utopia però non era nient’altro che una fantasia all’epoca della sua pubblicazione ed è esattamente in questo modo che il protagonista di Metaphor Rephantazio legge il suo romanzo.

Questo però dimostra che i confini fra fantasia e realtà sono in effetti estremamente labili e gli sviluppatori insistono a sfocarli per permettere al giocatore di mettere in dubbio, non solo la validità del Regno di Euchronia, ma anche di quella del mondo reale.

Quello di Thomas More è stato un esercizio di immaginazione e di speranza, ed è quello che Atlus auspica ai giocatori che decideranno di addentrarsi nella loro ultima opera. Alcuni temi possono essere considerati ormai granitici e radicati nella fibra della società in cui viviamo ma Utopia dimostra invece che la fantasia è molto più vicina alla realtà di quanto possiamo immaginare.

Non è certo semplice adattare questi temi ad un formato videoludico e il rischio di scadere nella banalità è sempre presente. Metaphor però, a nostro parere, riesce ad offrire uno sgurdo fresco anche su questioni molto attuali. Persino la tematica del razzismo, un campo minato per qualsiasi autore e argomento ormai trito, stanco e che ha perso il mordente sensazionalistico di anni passati, riesce ad essere elevato all’interno di Metaphor: Refantazio.

Il contrasto e la diffidenza fra le tribù riesce a non essere banalizzato. Viene spiegato in maniera evidente come sia un’infelice componente del tessuto sociale di Euchronia ma allo stesso tempo viene posto in contrasto ai progressi che invece sono stati fatti nel nostro mondo e ci incoraggia sulle prospettive future che la società potrà raggiungere, sebbene oggi possano essere considerate fantasiose e irrealizzabili.

Religione e nichilismo – il ritratto del villain

Chi ha ormai una certa dimestichezza con i JRPG sa bene che molto spesso il nostro gruppo di eroi si trova ad affrontare una resa dei conti spettacolare contro una qualche forma di divinità o ente sovrannaturale.

L’origine di questa tendenza è da ricercarsi nella cultura giapponese, che ha sofferto l’influenza occidentale e la volntà dei colonizzatori di esportare una religione completamente divergente dai dogmi locali. Secondo la cultura giapponese il cristianesimo incoraggia all’abdicazione di responsabilità individuali in favore di un’entità superiore unica garante della salvezza eterna. I giapponesi, e in più generale la cultura asiatica, sostiene che invece la salvezza e l’illuminazione spirituale debba essere ricercata all’interno di sè stessi.

La versione allegorica della Chiesa Cattolica in Metaphor: Rephantazio è rappresentata dal Santismo e dal suo leader Santifex Forden ed è qui che si traduce la critica degli sviluppatori al tema religioso. Secondo i giapponesi infatti il monoteismo produce una popolazione schiava moralmente dell’autorità ecclesiastica ed è proprio in risposta a questo che nasce il villain di Metaphor: Rephantazio, il carismatico Louis Guiabern.

Solitamente nei JRPG il villain incarna una visione nichilista del mondo. Le se aspirazioni genocide partono da una prospettiva arrendevole nei confronti di un mondo troppo corrotto per essere cambiato e che quindi merita di essere distrutto. Abbiamo tantissimi esempi di questo archetipo, secondo noi incarnato alla perfezione dal leggendario Sephiroth di Final Fantasy VII.

In Lois però troviamo un nichilismo diverso, più affine alla filosofia di Nietzsche, che pretende di trovare in sè stessi un significato in un mondo che invece il significato lo ha perso. Come Nietzsche era una risposta alla Chiesa Cattolica, così Louis rappresenta la risposta al Santismo.

Quelli che Louis definisce i “deboli” saranno epurati dalla sua società ideale, perchè per raggiungere l’utopia è necessario il sacrifico concreto di chi non è adatto a goderne i frutti. Il paradosso che si crea nella mente del giocatore attento è che Louis promette teoricamente un ribilanciarsi dei valori sociali, seppur in maniera distorta e omicida.

I “deboli”, come i fedeli alla Chiesa Cattolica e al Santismo, non sono in grado di trovare in sè stessi la salvezza e rappresentano quindi una negazione della filosofia alla base della cultura giapponese. Le loro ansie e le loro paure sono la fonte del degrado di Euchronia e solo epurando la società di questi individui si potrà ripertire.

Qual’è quindi la giusta via proposta dal protagonista e dagli sviluppatori? Si tratta di un’altra interpretazione dei valori giapponesi, ovvero la volontà di affrontare le proprie ansie e trasformarle in forza, concetto che è il vero tema centrale del gioco.

Archetipi e Magla – SPOILER

Per approfondire questo ultimo punto dobbiamo obbligatoriamente avvisarvi, da qui in poi discuteremo il finale di Metaphor: Rephantazio. Non saremo in grado di rendere giustizia alla potenza del finale di Atlus usando solo le nostre parole, quindi vi consigliamo di finire il gioco prima di leggere oltre.

Detto questo, chi ha giocato a Metaphor: Rephantazio conosce bene il sistema degli Archetipi su cui si fonda il combat system del gioco. Ognuno dei membri del nostro team può risvegliare in sè una forma nascosta che attiva alcuni specifici poteri da utilizzare nel combattimento a turni. Non siamo qui per approfondire le meccaniche di gameplay ma sricorderete senz’altro la prima volta che appare sullo schermo l’Archetipo del protagonista. Si tratta di una scena traumatica in cui il nostro eroe si strappa letteralmente il cuore dal petto prima di trasformarsi.

Questa sanguinosa rappresentazione è un’allegoria del concetto di Archetipo che pesca dalla filosofia junghiana e la traspone nel formato videoludico. Secondo il filosofo svizzero infatti gli Archetipi sono dei modelli universali custoditi dalla memoria di tutto il genere umano a cui ognuno di noi deve tendere per arrivare alla sublimazione di sè stesso e Metaphor traduce visivamente questo concetto creando protagonisti che possono incarnare sia nello spirito che nella forma i rispettivi Archetipo.

Prendendo come esempio Strohl, il primo compagno che si unisce alla nostra comitiva, sappiamo che il suo Archetipo è quello del Guerriero ma solo conoscendolo meglio durante il gioco capiamo perchè lui sia adatto ad incarnare proprio questo modello. Le sue commoventi origini di nobile decaduto lo portano ad una sete di riscatto fervente, quasi cieca e incontrollabile, cosa che gli permette di essere il profilo ideale per incarnare le qualità di un guerriero e di rappresentarne la massima espressione.

Tutto questo però, come nel caso di tutti gli altri protagonisti del cast, nasce da un profondo trauma che ognuno di loro, e ognuno di noi, deve superare. È una traduzione perfetta dei capisaldi culturali giapponesi perchè antepone alla nostra salvezza un viaggio di crescita personale inevitabile, doloroso ma necessario per raggiungere il nostro potenziale.

Un’altro elemento centrale per capire il capolavoro di Atlus e il collegamento fra Euchronia e il nostro mondo è il Magla, la misteriosa sostanza da che gioca un ruolo fondamentale nella narrazione. Viene definita come una sostanza che compone tutto il creato e ha una forte correlazione fra psiche e realtà. Nel mondo di gioco le sue proprietà sono state studiate e ne sono risultate tecniche per interferire con la mente sulla realtà. Lo si percepisce anche nei dungeon, quando il magla diventa troppo abbondante lo spazio fisico è distorto, a conferma che si tratta di una sostanza al limite fra il naturale e il sovrannaturale.

Questo garantisce l’accesso all’incarnazione fisica delle idee e ad una sorta di canale di comunicazione fra consio e subconsio. Quando visitiamo l’isola di Eht Ria è praticamente sottointeso che il cataclisma che ha spazzato via la razza umana è dovuto proprio al riversarsi incontrollabile di Magla sul piano fisico.

Siamo di fronte ad un qualcosa di paragonabile all’Etere citato da Aristotele, un elemento che può permettere alle idee di trasformarsi in realtà. Questo è reso evidente dalla fase finale del gioco, quando viene rivelato che il protagonista non è altro che l’incarnazione ideale del Principe. L’erede al trono, immaginando la versione ideale di sè stesso, l’ha portata sul piano dell’esistenza grazie al Magla per poi infine rincongiungersi con essa e diventare il sovrano ideale per la sua utopia.

Non si tratta semplicemente di una favola che racconta di re, di mondi fantastici e di mostri ma di un percorso delineato chiaramente dagli sviluppatori per un domani migliore. Il nostro futuro può prendere la forma delle nostre fantasie e per farlo abbiamo soltanto bisogno della nostra volontà. Non è una concidenza infatti che il nome canonico del protagonista sia Will, la traduzione inglese della parola ‘Volontà’.

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