Lo scorso venerdì è finalmente stato rilasciato Mafia: The Old Country. L’atteso nuovo capitolo della saga di Hangar 13 questa volta non si sarebbe ambientato nei bassifondi criminali degli Stati Uniti ma avrebbe esplorato le origini dell’iconica organizzazione criminale e ci avrebbe portati nella Sicilia di inizio Novecento.
Le potenzialità per raccontare una storia avvincente, avvolta da una scenografia suggestiva come quella della campagna siciliana hanno motivato lo studio di sviluppo a dare il meglio di sè e a regalarci uno dei titoli narrativi più impressionanti degli ultimi anni. Abbiamo passato il weekend immergendoci in Mafia: The Old Country e oggi, dopo aver raggiunto i titoli di coda, possiamo raccontarvi le nostre impressioni.
Da caruso a uomo d’onore

Mafia: The Old Country ci cala nei panni di Enzo Favara, un figlio abbandonato di una Sicilia agli inizi del XX secolo. Una terra ancora arretrata, che non aveva ancora conosciuto gli orrori delle due Guerre Mondiali e si trovava estremamente isolata dal resto del Paese.
L’isola era governata in maniera quasi feudale, sotto il dominio di uomini che avevano conquistato potere e influenza con il sangue e le intimidazioni. Enzo ci viene introdotto come un anonimo minatore, costretto a turni massacranti per estrarre lo zolfo in cambio di poche lire e un tetto sotto il quale dormire.
Le condizioni di lavoro rasentano lo schiavismo e la sicurezza della miniera è a dir poco precaria. Un incidente durante l’ennesimo turno di lavoro mette in moto gli eventi della storia, che lo porteranno a rifugiarsi nel vigneto di Don Torrisi, influente boss dell mafia locale che gettava la sua ombra sul vasto territorio circostante.
Non vogliamo spoilerarvi alcun dettaglio della storia, che resta sicuramente la principale attrattiva di Mafia: The Old Country. Vi basterà sapere che Enzo verrà accolto dalla famiglia Torrisi e comincerà a rendersi utile nel vigneto. Verrà guidato da Luca Trapani, il braccio destro di Don Torrisi che diventerà il mentore di Enzo e lo avvicinerà progressivamente agli affari di famiglia e lo introdurrà alla vita criminale.
Enzo presterà giuramento davanti al Don in una cerimonia solenne, durante la quale diventerà un “uomo d’onore” e imboccherà una strada dalla quale nessuno è mai riuscito a uscire indenne. Da questo momento in poi la trama seguirà un canovaccio piuttosto tradizionale, diviso indicativamente in tre atti che rappresentano la fase di ascesa, di stallo e di rottura finale dell’equilibrio. Sebbene non sia esattamente imprevedibile, la narrativa è scandita in maniera magistrale e riesce a tenerci sempre incollati allo schermo grazie ad un cast di personaggi estremamente credibili e ben caratterizzati, ma soprattutto grazie al sapiente utilizzo dell’ambientazione siciliana, forse la vera protagonista dell’intera avventura.
È evidente che gli sviluppatori si siano documentati in maniera approfondita sulle tradizioni siciliane, sia culturali che linguistiche, per rendere il mondo di Mafia: The Old Country più autentico possibile e non c’è che dire, ci sono riusciti alla perfezione. Già a partire dal prologo si respira un’atmosfera ben definita quando ci si immerge nella storia di Enzo Favara, che chiunque abbia radici in terra siciliana potrà apprezzare in modo ancora più profondo.
Il ritratto della Sicilia di inizio Novecento passa per gli scorci del meraviglioso panorama isolano, sospeso fra la modernità e l’arretratezza. Le campagne palermitane sono ancora dominate dalla natura, dalle vaste distese di alberi da frutto e dall’iconografia tradizionale, mentre i primi ritrovati tecnologici provenienti da mondi lontani iniziano a comparire portando la promessa di un mondo nuovo e di un progresso che la Sicilia non ha acora mai conosciuto.
Abbiamo quindi strade sterrate percorse per lo più da carrozze e cavalli, che cominciano a incontrare le prime automobili di qualche famiglia benestante, mentre la criminalità organizzata espande i propri orizzonti e comincia a sostituire il fidato coltello con rivoltelle e fucili.
Ne risulta una scenografia suggestiva ma estremamente contraddittoria, che incapsula perfettamente l’identità che la Sicilia conserva ancora oggi. Una terra ancorata saldamente alle proprie tradizioni, che si affaccia su un mondo in movimento pieno di opportunità pronte ad essere colte da chi ha il coraggio di spingersi oltre.
Il cast di Mafia: The Old Country è corale e ognuno dei protagonisti assume un ruolo ben preciso. Tutti gli attori di questa storia sono archetipi piuttosto noti e facilmente prevedibili se abbiamo dimestichezza con la saga o con le storie di mafia che negli anni hanno raggiunto il grande schermo. Questo però a nostro parere non svaluta l’impatto della narrativa, perchè gli sviluppatori riescono a mescolare gameplay e cutscene in maniera esperta, facendoci affezionare ai personaggi e tenendoci sulle spine fino alla fine.
L’ultimo fiore all’occhielo poi è il doppiaggio completamente in siciliano, unico modo possibile di apprezzare Mafia: The Ol Country. Solitamente tendiamo a sostenere l’idea che ognuno debba poter apprezzare un gioco nel modo che preferisce, a prescindere dal genere, dal livello di difficlotà o della durata dello stesso. Stavolta però non possiamo evitare di raccomandarvi il doppiaggio siciliano, perchè dona quel tocco autentico che unisce l’intera esperienza e la trasforma da semplice videogioco ad opera d’arte.
Gameplay carente? Forse

La critica più frequente emersa in questi giorni nei confronti di Mafia: The Old Country è la carenza del suo gameplay. Premettiamo che sicuramente è la narrativa a prendere il sopravvento in questo titolo e il gameplay ricopre indubbiamente un ruolo secondario. Hangar 13 ha deciso di tornare su suoi passi dopo le pesanti critiche dei fan nei confronti dell’open world di Mafia 3 e ha riproposto la formula tipica di Mafia: Definitive Edition, l’eccellente remake del titolo originale datato 2002.
Questo significa che il giocatore seguirà una storia lineare e piuttosto breve, scandita in capitoli che raccontano il susseguirsi degli eventi alternando sezioni di gameplay a lunghe cutscene. A nostro parere la decisione degli sviluppatori è stata coerente con le premesse della vigilia e le nostre aspettative. È vero che si tratta di un’esperienza compatta che tendea prediligere molto di più l’aspetto narrativo che quello ludico ma ci è apparso un approccio onesto, che non cerca di forzare la mano e allungare l’esperienza a costo di diluirne l’impatto.
Detto questo però, non ce la sentiamo di definire il gameplay di Mafia: The Old Country carente, piuttosto lo definiremmo asciutto perchè tutti i suoi elementi hanno una funzione specifica e vengono curati nei minimi dettagli. Il combattimento ad esempio è uno dei capisaldi del gameplay che, pur essendo introdotto piuttosto tardi, offre tantissime sfaccettature.
L’arsenale di armi da fuoco è sorprendentemente ampio e adatto al periodo storico. Dalla rivoltella alla lupara, Enzo imbraccerà decine di armi diverse, che gli serviranno per uscire indenne dagli svariati incontri a fuoco, piuttosto frequenti nella seconda parte della storia. Si tratta di un sistema di combattimento semplice e rudimentale, nel quale Enzo cercherà copertura lungo le varie arene dove sterminerà sistematicamente i nemici, dotati di una IA non proprio all’avanguardia. Abbiamo a disposizione due slot per le armi, che possiamo sempre modificare durante lo scontro raccogliendo quelle dei nemici caduti. Ne risulta un sistema dinamico ma che è sempre a servizio di un obiettivo narrativo e non reggerebbe se fosse isolato dal contesto.
Un altro grande protagonista del combattimento è il coltello, arma storica della mafia siciliana di inizio secolo. Il coltello può essere usato per aprire alcune casse dislocate nel livello o ad eliminare i nemici furtivamente, interagendo con uno stealth system che ci è apparso fin troppo semplificato.
I momenti in cui il coltelli diventano protagonisti però sono i duelli, vere e proprie boss-fight nelle quali Enzo affronterà alcuni degli antagonisti durante la sua avventura. Questa è stata un’aggiunta davvero azzeccata, perchè permettere di accendere i riflettori su una specifica rivalità e far culminare un arco narrativo con uno scontro all’ultimo sangue. A livello meccanico però non sono nulla di speciale. Si tratta semplicemente di schivare e parare i colpi avversari rispondendo poi a nostra volta fino a svuotare la barra della salute nemica.
I veicoli sono un altro strumento importante per la narrazione e il gameplay di Mafia: The Old Country. Essendo nella Sicilia di inizio Novecento, Enzo potrà sia guidare automobili che muoversi a cavallo fra le strade di campagna, potendo scegliere fra una nutrita varietà di opzioni.
Sia le automobili che i cavalli sono resi in maniera piuttosto realistica, perchè si avverte il peso del mezzo quando si impugna il pad. Specialmente i rumori delle automobili d’epoca e la loro scarsa manovrabilità sono riprodotti in maniera fedele da Hangar 13, che le ha modellate visitando garage ed esposizioni in tutta Europa per poter garantire un ritratto autentico.
Guidare lungo la mappa di Mafia: The Old Country è un’esperienza quasi terapeutica, perchè godersi il paesaggio virtuale così minuziosamente dettagliato ci trasporta la mente in un luogo e in un’epoca che non abbiamo mai vissuto, ma che ci sembra comunque familiare.
In conclusione Mafia: The Old Country è una vera e propria lettera d’amore alla terra siciliana, che ne racconta il fascino e le contraddizioni utilizzando un vettore perfetto come Enzo Favara. Insieme a lui scendiamo nelle profondità della vita criminale e ne tocchiamo con mano gli orrori, consapevoli che uscirne sarà un impresa.
Avete giocato a Mafia: The Old Country?
Unisciti a noi e segui l’Alpaca su Instagram, Facebook e X.