L’ultima settimana è stata caratterizzata dalla grande euforia legata all’apertura dei preorder per GTA VI, seguita poi dalle polemiche relative ai prezzi, ai contenuti bloccati e riservati a possessori della Ultimate Edition fino ad arrivare allo scandalo delle copie fisiche, che minaccia apertamente il mercato dei videogiochi fisici e soprattutto quello dell’usato.

Tutte queste notizie sono di importanza fondamentale per capire lo stato attuale dell’industria del gaming ma forse un segnale ancora più forte per comprenderla è come l’attenzione canalizzata totalmente su GTA VI abbia fatto passare in sordina una delle più grandi sconfitte per i videogiocatori, ovvero il fallimento di Stop Killing Games.

La petizione capitanata da Ross Scott aveva raccolto quasi 1,5 milioni di firme ed era arrivata al cospetto del Parlamento Europeo solo qualche mese fa. L’impatto era stato molto positivo, stando alle dichiarazioni degli organizzatori nel corso della successiva conferenza stampa:

Penso che chiunque abbia assistito abbia notato che non c’era un solo eurodeputato che non reagisse positivamente. Anche la Commissione è stata piuttosto positiva, direi.

La petizione è nata con l’obiettivo di assicurare la preservazione videoludica e per favorire un intervento normativo che potesse in qualche modo costringere le software house ad offrire alternative per consentire ai giocatori di fruire dei loro prodotti anche in seguito alla cancellazione o allo spegnimento dei server.

Si tratta essenzialmente di una movimentazione popolare che richede misure a tutela dei consumatori, un tema sul quale l’Unione Europea ha sempre millantato di essere all’avanguardia.

In seguito alla presentazione della petizione Stop Killing Games al Parlamento Europeo, la procedura prevede che la Commissione debba rispondere alle istanze presentate in via ufficiale. Questo non significa che la risposta debba necessariamente prevedere iniziative legislative ma deve comunque esprimersi in merito.

La risposta della Commissione Europea a Stop Killing Games

Stop Killing Games - Scott Ross

La risposta è arrivata questa settimana e purtroppo non sorprende i più cinici:

La Commissione ritiene di non poter proporre, in questa fase, un obbligo giuridico di mantenere i videogiochi giocabili una volta cessata la loro commercializzazione. Ciò è dovuto anche ai diritti di proprietà intellettuale esistenti. Ai sensi della normativa UE sul diritto d’autore, i titolari dei diritti godono di diritti esclusivi sulle proprie creazioni. Oltre al diritto d’autore, possono rilevare anche altri diritti di proprietà intellettuale, in quanto suscettibili di tutelare diversi aspetti visivi e tecnologici di un videogioco.

Il linguaggio della risposta ufficiale con cui la Commissione Europea liquida Stop Killing Games denota anche una disonestà di fondo, che emerge già dalla prima frase. Ross Scott e gli organizzatori non hanno mai preteso o proposto un “obbligo giuridico di mantenere i videogiochi giocabili una volta cessata la loro commercializzazione”, eppure si adduce questa motivazione come base per precludere qualsiasi intervento in merito. La petizione chiedeva che le software house lasciassero ai consumatori una modalità per continuare a utilizzare un prodotto acquistato anche dopo la fine del supporto ufficiale.

Per molti sostenitori di Stop Killing Games, la risposta della Commissione Europea rappresenta una delusione profonda. Dopo quasi 1,5 milioni di firme, le aspettative erano inevitabilmente elevate.

Pare inoltre che la Commissione Europea abbia tenuto un incontro a porte chiuse con rappresentanti di Ubisoft, compagnia direttamente interessata per il caso The Crew, e con Videogames Europe, una sorta di associazione di categoria che svolge attività di lobbying all’interno delle istituzioni comunitarie dal 1998.

Non servono speculazioni per capire i temi dell’incontro tenutosi a due settimane dalla deliberazione della Commissione Europea in merito a Stop Killing Games. È chiaro che le pressioni dei grandi attori dell’industria siano molto più forti di quelle dei consumatori anche all’interno di istituzioni che dovrebbero rappresentarci, quindi dobbiamo giungere all’infelice realizzazione che ancora una volta non possiamo contare sulla protezione delle istituzioni.

L’unico vero potere che i consumatori hanno in mano è il proprio portafoglio e scegliere chi sostenere e chi invece boicottare può avere un impatto infinitamente superiore che firmare una petizione.

Non vogliamo certo sminuire il lavoro di Ross Scott e di Stop Killing Games, che consideriamo una missione eroica, utilissima a sensibilizzare milioni di giocatori sull’argomento. La vicenda dimostra quanto sia difficile tradurre il consenso popolare in cambiamenti normativi concreti, soprattutto quando entrano in gioco gli interessi economici di grandi aziende e gruppi industriali.

La soluzione è nelle nostre mani, che dobbiamo decidere ogni giorno chi punire e chi premiare con i nostri soldi, il nostro tempo e la nostra attenzione.

E voi che ne pensate della risposta della Commissione Europea a Stop Killing Games?

Unisciti a noi e segui l’Alpaca su Instagram, Facebook e X.